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Elogio ai Lavoratori della Terra

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Elogio ai Lavoratori della Terra

C’era una volta, non tanto tempo fa, un uomo di nome Geremia. Viveva insieme alla sua famiglia, nella sua casetta costruita nel cuore di una fertile e soleggiata valle marchigiana. Nella sua carta d’identità, sulla casella impiego, il funzionario comunale aveva scritto: contadino. Geremia ne andava particolarmente fiero e ogni giorno che il Signore gli concedeva, lo utilizzava per lavorare, anzi, curare il suo terreno, senza risparmiare forze e sudore, da cui ricavava il necessario per una vita dignitosa, sua e dei suoi cari.

La nostra meravigliosa terra, le Marche, era ed è, un po’ meno oggi, popolata da migliaia di Geremia con la fronte bianca per via del cappello di paglia in testa e la faccia bruciata dal sole, lo sporco sotto le unghie di mani e piedi e il pungente odore di sudore sul corpo, che con umiltà e saggezza producono capolavori orto-frutticoli, viticoli, olivicoli e zootecnici, lavorando con sacrificio la loro terra. I contadini, scusate, gli agricoltori anzi per essere moderni, gli imprenditori agricoli marchigiani costituiscono una silenziosa e schiva categoria di lavoratori che offrono alla nostra magica regione una notevole quantità di lustro e fama in tutto il mondo. Il settore agricolo, per definizione primario, troppo spesso non gode del giusto rispetto e riconoscimento per tutto quello che offre. Non c’è persona, manager, politico, operaio, imprenditore industriale, uomo d’affari, di spettacolo e sportivo professionista che non mangia o beve i frutti di questo straordinario e fortunato mestiere. Ai giovani nelle scuole o in altri luoghi, si dovrebbe far capire la centralità di questo settore, la sua importanza per lo sviluppo della società futura, dove chi progetta una nuova tecnologia, governa uno Stato o gioca una finale olimpica, deve pur sempre alimentarsi con prodotti della terra genuini e gustosi, usciti dal sapiente e prezioso lavoro dei contadini, agricoltori o imprenditori agricoli, chiamateli come preferite, se vuol conseguire qualche risultato.
Il vecchio Geremia, con i suoi acciacchi ormai, si gode la sua magra pensione, sempre con il cappello di paglia strappato in testa e i sandali di cuoio ai piedi , si siede all’ombra di un possente gelso, da dove osserva fiero il grano che matura, il granturco appena spuntato e poco più là suo figlio Andrea che sta facendo il fieno.
A tutti i contadini Geremia passati, presenti e mi auguro futuri un sincero e profondo ringraziamento per il loro santo lavoro.

Francesco Cingolani

Redazione

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